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La Sacra Famiglia  
The Holy Family



Onoriamo oggi la Famiglia. C’invita a farlo la festa della Sacra Famiglia, ci esorta a questa particolare intenzione la celebrazione della «Giornata della Famiglia», che oggi propone questo grande e umano pensiero al ricordo, alla riflessione, alla venerazione del popolo.

Ci associamo volentieri a questo motivo di meditazione e di preghiera, salutando innanzi tutto, voi, figli carissimi, che Ci ascoltate: salutiamo cordialmente, piamente le vostre rispettive Famiglie, ammirando in ciascuna di esse, se buona, se onesta, il compimento d’un meraviglioso disegno di Dio. Così in ogni famiglia ordinata Ci piace vedere la prima società umana, istituita appunto dalla bontà creatrice di Dio, la società dell’amore, del dono di due esseri umani fatti uno per l’altro per essere una vita sola in comunicazione di sentimenti, di affetti, di convivenza, di collaborazione, di reciproco aiuto, sorgente di mutua felicità, così destinati alla mutua dilezione da rispecchiare e da realizzare fra loro, se cristiani, la carità di Cristo per l’umanità a Lui unita e da Lui redenta, la Chiesa, una presenza cioè sacramentale santificatrice della grazia. Salute a voi, care, buone, sante famiglie, unite, compaginate dall’amore, pienezza dei cuori umani, nido sacro e gentile della vita nuova, dell’esistenze destinate all’immortalità, dei figli, della società in continuo cammino verso il suo sviluppo e verso i suoi superiori destini.

Salute a voi, case benedette dalle grandi promesse che ne fanno stabili e intemerate le dolci pareti domestiche. Affinché la felicità, la sicurezza, l’onestà, l’amore santificante sia con voi, per voi preghiamo oggi, e tutte vi benediciamo.

(PAOLO VI; ANGELUS DOMINI; Domenica, 12 gennaio 1969)

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Oggi, a conclusione delle feste natalizie, è il quadro della Famiglia di Cristo, che ci è presentato; un quadro, che si riflette su ogni famiglia per indicarci quale dignità le competa, di quali virtù debba essere ornata, di quale amore, di quale felicità debba essere ricca.

Ci sia caro questo richiamo per confermare in noi il concetto ideale e sacro della famiglia, e la persuasione che la difesa dell’integrità, della stabilità, della prosperità della famiglia è nostro sommo dovere morale e nostro sommo interesse sociale, sia come cristiani, che come cittadini.

Preghiamo dunque, quest’oggi, affinché non siano mai violate presso di noi le leggi della stabilità della famiglia, e affinché alla famiglia sia dato ogni onore, ogni aiuto per la sua prosperità e per la sua pace.

A tutte le famiglie cristiane poi mandiamo una speciale benedizione, che preghiamo la Madonna di estendere e di convalidare.

(PAOLO VI; ANGELUS DOMINI; Domenica, 8 gennaio 1967)

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Giungono fino a Noi, in questa domenica dedicata alla sacra Famiglia in cui Cristo nacque, crebbe bambino, poi giovane artigiano, gli echi delle vostre famiglie, gli echi lieti, innocenti e chiassosi della Befana; e Ci riempiono il cuore di tenerezza gioconda. Com’è bella la pura letizia dei fanciulli, com’è educativa la vivacità dei loro giuochi buoni e sereni, com’è provvida la cura di quanti, genitori e maestri, riempiono gli anni dell’infanzia di affezione, di vigilanza, di sapienza, che scoprano all’uomo che cresce l’arte di vivere bene e di distinguere bene i veri valori e i veri pericoli della vita.

Lasciate che anche Noi, con semplicità di fanciullo e con cuore di padre, Ci associamo alle piccole feste delle vostre famiglie e che benediciamo le vostre case, i papà e le mamme e tutti i vostri figliuoli, grandi e piccini.

Un pensiero Ci turba, ed è l’irriverenza, è lo scandalo a cui la nostra fanciullezza, la nostra gioventù sono così gravemente esposte, a causa della stampa immorale, che esibisce con procace licenza, un po’ dappertutto Ci dicono, le immagini impressionanti e le storie eccitanti della pornografia e del vizio. Abbiamo saputo delle oneste e vigorose reazioni, che, in questi giorni, sono insorte contro questo dilagante e disonorante malanno; e vogliamo anche Noi incoraggiare quanti hanno a cuore la bellezza morale della nostra gioventù a difenderla saggiamente e fortemente.

A questo fine sia oggi specialmente la nostra preghiera.

(PAOLO VI;ANGELUS DOMINI;Festa della Sacra Famiglia; Domenica, 7 gennaio 1968)

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La Festa della S. Famiglia dirige la nostra preghiera a vantaggio della Famiglia, da cui la vita umana trae la sua origine naturale e la sua prima educazione.

Quanto sia importante questo istituto fondamentale della società, tutti sanno; quanto degno, quanto caro, quanto sacro.

Ma tutti vedono anche quanto abbia bisogno d’essere difesa la Famiglia: nel suo vero concetto, nei suoi affetti, nella sua autorità, nelle sue funzioni e nei suoi diritti, nei suoi bisogni.

Pregheremo appunto affinché la Famiglia, questa piccola società fondata sull’amore, sia sempre concepita secondo le leggi di Dio, sia onorata, sia unita, sia felice.

Che Maria benedica ogni famiglia cristiana.

(PAOLO VI; ANGELUS DOMINI; Domenica, 9 gennaio 1966)

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. . .Comincia il nostro cammino verso la civiltà dell'amore. Il primo passo, è la Chiesa che oggi c'invita a compierlo; è verso l'amore della Famiglia cristiana. Vediamo di ben comprendere questo passo. Esso può costituire il risultato primario, riformatore e innovatore, derivante dall'impulso ideale e spirituale dell'Anno Santo, principio di una nuova vita religiosa e civile. Famiglia cristiana ! Sappiamo tutti come questo concetto sia oggi posto a confronto con l'evoluzione in atto dell'istituto familiare, non solo per il nuovo costume sociale, che trasforma il quadro della vita domestica, ma per certe ideologie correnti, che intaccano i principii costituzionali della famiglia, sui quali è fondata la sua felicità, la sua stabilità, la sua sacralità. Procuriamo noi di dare alla Famiglia vera, sana e felice il suo, il nostro statuto inattaccabile, esigente l'esclusività e la stabilità dell'amore, fonte di unità, di felicità, di spirito di donazione e di sacrificio, e di capacità di generare quella meravigliosa comunione di sentimenti, di operosità, di letizia, ch'è la famiglia (Cfr. l'articolo del prof. G. B. Guzzetti, su L'Osservatore Romano, del 21 dicembre 1975).

Vorremmo fin d'ora domandare alle Famiglie cristiane, a quelle nuove specialmente, di abituarsi ad una preghiera comune, in casa, insieme, con compostezza, alla buona. Noi ci proponiamo quest'anno, proprio per dare un primo segno di fedeltà allo spirito dell'Anno Santo, di mettere nelle mani dei Parroci, affinché lo distribuiscano e lo raccomandino in occasione della benedizione delle Case, un librino delle preghiere elementari, che si possano recitare nelle singole abitazioni dai membri stessi della Famiglia, che deve assurgere alla domestica, ma stupenda e commovente dignità di «domus ecclesiae», di chiesa di casa, come fu una volta: ogni casa un focolare di amore, di concordia, di orazione, di formazione cristiana nuova e viva. Pensiamo alla bellezza del costume che ne può derivare. I nostri voti, le nostre benedizioni precedano oggi queste nostre pastorali intenzioni. La Madonna, noi speriamo, ci aiuterà.

(PAOLO VI; ANGELUS DOMINI; Domenica, 28 dicembre 1975)

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. . . La riforma del calendario liturgico, come sapete, propone oggi al nostro culto la festa della sacra Famiglia, quella in cui Gesù nacque e crebbe nel silenzio, nell’obbedienza, nel lavoro, prima d’iniziare pubblicamente la sua missione messianica. È un’umile e grande scuola quella di Nazareth, a cui passiamo dopo aver sostato a quella di Betlemme. Il Vangelo, la Chiesa ci vogliono alunni di queste scuole, dove Gesù insegna con l’esempio, ancor più che con la parola.
Avete fatto il presepio nelle vostre case? Noi benediciamo ognuno di codesti presepi, nell’intento appunto di invocare la gioia, la pace, l’onestà, l’amore e la prosperità in ciascuna delle vostre famiglie, come fossero irradiate dalla luce della Famiglia santa ed umana del Signore. Noi pensiamo che i mutamenti sociali e culturali del mondo moderno non devono esonerare la famiglia dalla sua missione naturale e cristiana, sì bene devono richiamarla alle sue funzioni indispensabili: affettive, pedagogiche, morali e spirituali, al suo nativo e profondo senso di comunità, compaginata nell’amore e nell’ordine, alla sua iniziazione alla visione sociale e alla vocazione per il servizio, per il dovere, per la solidarietà verso la società civile ed ecclesiale, a cui i figli devono essere orientati, specialmente dall’esempio dei Genitori. Rivedere lo statuto familiare, cioè il modo di concepire e di organizzare la famiglia, buona, unita, gioiosa, è uno dei doveri dell’ora presente.
Non manchiamo a questo richiamo, a cui Maria, la Madre benedetta fra tutte, ci invita col suo esempio e col suo aiuto.

(PAOLO VI; ANGELUS DOMINI; Domenica, 27 dicembre 1970)

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Oggi rinnoviamo i nostri voti e le nostre benedizioni alle Famiglie cristiane: è il calendario della Liturgia restaurata che ci invita a farlo, con la duplice intenzione: prima, di esaltare il disegno divino, che fa della istituzione familiare una cosa ideale e superlativa, perché sacra alla vita, di cui Dio è principio e fine, focolare d’amore, di felicità, di virtù fondamentali all’esistenza umana; e poi con l’intenzione di difendere la società domestica dai tanti malanni che ne possono oggi offendere l’unità, la stabilità, la fecondità, la funzione educativa, lo spirito d’unione, la pace intima ed amorosa.

Salute, salute perciò a tutte le famiglie, nel pensiero ancora vivo del Natale, e con l’invocazione della Madonna, esemplare e dolce protettrice delle nostre case.

(PAOLO VI; ANGELUS DOMINI; Festività della Sacra Famiglia; Domenica, 26 dicembre 1976)

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Miei cari ragazzi,

Nei Nostri viaggi attraverso il mondo proviamo sempre un grande piacere di incontrare dei ragazzi come voi. Sapete come il Signore Gesù abbia mostrato particolare affetto per quelli della vostra età, amando contornarsi di essi ed accarezzandoli. Siamo venuti a voi perché proprio così vi amiamo; Noi l’abbiamo voluto ancora di più perché voi siete malati. Pensiamo non solamente alla vostra sofferenza, ma anche alla pena di essere separati dai vostri cari genitori, dalla vostra casa. E preghiamo affinché al più presto la vostra salute si ristabilisca e voi ritroviate la gioia di essere in mezzo ai vostri cari.
Ogni ragazzo deve pensare che Gesù è stato anche lui un ragazzo. Egli che sapeva tutto, ha voluto come gli altri ragazzi di Nazareth ricevere gli insegnamenti di Sua madre, la Vergine Maria, e apprendere un mestiere da San Giuseppe. Pensate a questa casa di Gesù. Come essa era amata da Dio! Come Maria e Giuseppe erano lieti di vedere questo ragazzo applicarsi ai doveri della sua età, essere per i suoi compagni il migliore amico, pregare con tutto il cuore! Ecco l’esempio che bisogna imitare, cari ragazzi: Gesù è il vostro modello ed il vostro amico. Noi ci rivolgiamo anche ai medici, agli infermieri e infermiere e al personale di questo ospedale per manifestare loro la testimonianza della Nostra stima con il Nostro incoraggiamento a proseguire la loro mirabile opera. Il vostro modello, ugualmente per voi, è il Cristo, che ha manifestato tanta sollecitudine per i malati, gli infermi e tutti coloro che soffrono.
A voi tutti, qui presenti, che in una maniera o in un’altra, vi applicate alle opere di misericordia, ripetiamo l’amore che la Chiesa porta a questa forma di carità (Cfr. Apostolicam actuositatem, 8). È specialmente in questo contatto con l’infanzia, con la sofferenza e con le necessità altrui che il nostro cuore si difende contro il rischio di inaridirsi, che un sistema sociale dalla tecnica molto avanzata potrebbe in esso provocare.
Cari ragazzi, che Dio vi benedica, e benedica coloro che si prendono cura di voi, e benedica coloro che voi amate e coloro che amano voi! Che Iddio dia coraggio a coloro che soffrono e amore fraterno a coloro che Egli chiama a curare i più piccoli dei suoi figli (Cfr. Matth. 25, 40).

(Lunga sosta tra piccoli infermi)
(Papa Paolo VI; Dec. 2, 1970, Australia)

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Vi sorride la Madonna, la Vergine Santa, Madre della Chiesa, che in ciascuno di voi vede il suo Figlio; e sotto la sua guida, come Gesù adolescente, crescete anche voi, «in età, sapienza e grazia, davanti a Dio e agli uomini»! (Luc. 2, 52)

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Oggi, Festa della Famiglia. È chiaro: essa deriva dal Natale, testé celebrato, la sua propria immagine ideale, la sua bellezza, la sua purezza, la sua sacralità.

Sarà bene godere di questa esaltazione spirituale, morale, sentimentale, giuridica e sociale della Famiglia, quale la Chiesa, traendola dal pensiero originario di Dio creatore (Cfr. Matth. 19, 8) e dal disegno restaurato e santificato di Cristo, ci presenta e ci invita ad ammirare e a difendere. Tutti sapete quali grandi e vitali questioni oggi si concentrino sul tema fondamentale della Famiglia; è interesse, è dovere d’ogni buon cittadino, d’ogni fedele cristiano esserne informato. Il tema ha ora istanze urgenti di somma importanza. Qui non ne diciamo di più.

I Genitori  sono chiamati ad assumere, o meglio a riassumere la funzione loro spettante nella formazione dei loro figlioli, affidati alla Scuola. Famiglia e Scuola devono organicamente cooperare per l’educazione
soprattutto, e anche per l’istruzione e l’allenamento alla vita sociale della gioventù. . . . I Genitori non devono esservi assenti o inoperanti. . .

I Genitori non possono e non devono abdicare alla loro insostituibile missione educatrice, specialmente nella trasfusione nei loro figli dei valori spirituali propri della famiglia, specialmente se questa ha la fortuna e la coscienza d’essere cristiana. . .

E anche qui Maria ci assista a compiere il nostro dovere.

(PAOLO VI; ANGELUS DOMINI; Domenica, 30 dicembre 1973)

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My dear boys and girls,

When we go on journeys round the world, We are always very happy to meet children like you. You know how Jesus loved people of your age. He loved to have them round Him to show them His affection. We have come to see you because We love you too. We wanted to come even more because you are ill. we know that you do not feel well, and we know that you do not like being away from your dear families and your homes. We pray that you will soon get better and be able joyfully to go back to the people you love.

Every child must remember that Jesus was once a child too. Jesus knew everything. But like the other children in Nazareth He wanted to have lessons from His mother, the Virgin Mary; He wanted also to learn a trade from Saint Joseph. Think about the home of Jesus and how God was pleased with it. How happy Mary and Joseph were to see the child Jesus getting on with His work, being the best friend of the other children and saying His prayers with all His heart. That is the example you must follow, children: Jesus is your model and your friend.

We also wish to say a word to the doctors, nurses and all the other people working in this hospital, to assure them of our esteem and to encourage them to carry on with their admirable work. Christ is your model too, Christ who showed so much sympathy for the sick and infirm and all those afflicted by suffering.

To all of you here present, who in one way or another devote yourselves to the works of mercy, we say again how much importance the Church attaches to this form of charity (Cfr. Act. 8). It is especially through dealing with children and with those who are suffering or in need that we avoid the risk that might possibly be incurred in a social system equipped with very advanced technical aids-of becoming callous.

God bless you, dear children. God bless those who look after you. God bless the people you love and those who love you. May God give courage to those who suffer, and brotherly love to those whom He calls to care for His little ones (Cfr. Matth. 25: 40).

(Pope Paul VI;  Dec. 2, 1970; Australia)

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