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Bellezza  Beauty  
Belleza  Beauté

". . . specchio ineffabile d’un Pensiero di divina perfezione:
«termine fisso d’eterno consiglio»"

Vogliamo invitarvi a fare un passo indietro nel calendario dello spirito, e a ritornare un istante col pensiero e con la devozione alla festa dell’Assunta, che abbiamo celebrato pochi giorni fa, quasi per riavere davanti agli occhi dell’anima la visione della celeste Regina, e per stamparne dentro di noi la suprema bellezza. Quella bellezza che Santi ed artisti hanno cercato di sigillare in immagini celebri e popolari, e che il popolo fedele rivendica come proprio tesoro, riflesso d’un proprio istintivo sogno d’una forma tipica e sublime, e nello stesso tempo specchio ineffabile d’un Pensiero di divina perfezione: «termine fisso d’eterno consiglio». Una bellezza umana, in cui ciascuno può ravvisare il volto notissimo e ideale d’una propria madre; una bellezza celeste, in cui lo splendore angelico e intuitivo della soavissima figura incanta lo sguardo, e lo redime da ogni impressione di falsa ed inferiore bellezza, sollecitando le facoltà visive dello spirito ad uno sforzo estatico, trascendentale, di gioia ineffabile. Maria, la «tota pulchra», punto focale di bellezza, nel quale i raggi, umili ma puri, della sfera terrena s’incontrano con quelli sovrani, ma resi accessibili, della sfera celeste: abbiamo bisogno di questa bellezza, per restaurare in noi, nelle nostre menti, ed anche fuori d’intorno a noi, nei nostri costumi, l’idea ed il gaudio, che sono propri di ciò che è veramente bello.

Gioverà ricordare come questa nozione di bellezza, isolata dalle sue radici essenziali di perfezione, d’integrità, di ordine, si applica, quasi di contrabbando, a valori diversissimi, non sempre veramente umani, come alla semplice forma estetica, ovvero alla vibrazione del piacere, ovvero all’arte separata dalla solidarietà con la vita, all’espressione sensibile offensiva al pudore, alla disonestà, alla delinquenza stessa. È questo libero corso della pseudo-bellezza, che spesso coonesta spettacoli, letteratura, costumi quanto mai deplorevoli, e complici d’una comune decadenza civile, morale e spirituale.

Noi, piccoli ma amorosi discepoli della sapienza cristiana, ricorderemo come la bellezza vera non deve separarsi dalla bontà; e avremo sempre presente, come lampada ispiratrice, la bellezza di Maria, la bellezza innocente.

(PAOLO VI; ANGELUS DOMINI; Domenica, 19 agosto 1973)

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«Mater mea, Fiducia mea»

"Non dobbiamo mai dimenticare chi è Maria all’occhio di Dio, «termine fisso d’eterno consiglio». . .  
La visione panoramica della teologia accentrata nell’umile «ancilla Domini»
non deve mai scomparire dal nostro sguardo spirituale, se vogliamo comprendere
qualche cosa di vero, di autentico, di inebriante della creatura privilegiata
su cui si apre e si adagia la trascendenza divina e prende realtà umana il Verbo di Dio."

Il Nostro dialogo ora si rivolge non a ipotetici e lontani interlocutori, ma a voi che Ci ascoltate, qui presenti e reali, ed ora volete con Noi celebrare la cara festa della Madonna della fiducia.

Onoriamo nella sua umile immagine Maria Santissima, e lasciamo che la pia e candida espressione «Mater mea, fiducia mea» circondi, come una aureola di umili raggi, la dolce effigie, mentre ciascuno che la guardi, ciascuno che la veneri pensa in Cuor suo come appropriarsi il significato, il valore, il conforto delle affettuose e ardite parole. Sembra che in esse si risolvano praticamente tante questioni di dottrina mariana; sembra che in esse trovino radice di sincerità e di efficacia tante fronde esuberanti e tanti fiori raffinati della devozione alla Vergine; e sembra infine che quelle poche sillabe contengano un segreto del cuore, per ognuno tutto intimo e particolare. Mater mea, fiducia mea: diventate il motto familiare della pietà fiorente, esse esigono di essere fissate al posto giusto nel quadro della devozione alla Madonna Santissima, e in quello più grande della spiritualità, e della vita religiosa, che sono proprie della formazione cristiana in genere, e dell’educazione ecclesiastica in ispecie.

Ed è facile il farlo. Pensiamo che sia esercizio sempre ripetuto e sempre edificante per le vostre anime quello di collocare la figura della Madonna, che il piccolo quadro offre nei lineamenti più semplici e più popolari, nel grande disegno teologico che la riguarda. Non dobbiamo mai dimenticare chi è Maria all’occhio di Dio, « termine fisso d’eterno consiglio »; non indarno la liturgia e la speculazione teologica sovrappongono il delicato profilo di Maria al maestro e misterioso disegno dell’eterna Sapienza. Non dobbiamo mai dimenticare chi è Maria nella storia della salvezza: la Madre di Cristo, e perciò la Madre di Dio e, per mirabili rapporti spirituali, la Madre dei credenti e dei redenti, la «janua caeli». La visione panoramica della teologia accentrata nell’umile «ancilla Domini» non deve mai scomparire dal nostro sguardo spirituale, se vogliamo comprendere qualche cosa di vero, di autentico, di inebriante della creatura privilegiata su cui si apre e si adagia la trascendenza divina e prende realtà umana il Verbo di Dio.

Pensiamo poi che sia altrettanto facile e doveroso dare alla devozione alla Madonna la sua genuina espressione cultuale: prima ancora d’invocarla dobbiamo onorarla, la Madonna santissima. La nostra pietà, alunna fedele della tradizione, deve conservare la sua piena espressione oggettiva del culto e dell’imitazione, prima di assumere quella soggettiva dell’implorazione a proprio conforto e vantaggio. Non dobbiamo privare la nostra devozione a Maria di questa prima e, diremmo, disinteressata intenzione di celebrare in Lei i misteri del Signore, di venerare le sue grandezze ed i suoi privilegi, di cantare la sua bellezza, di ammirare la sua bontà, di studiare le sue virtù ed i suoi esempi. Lo sviluppo moderno della pietà mariana deve per noi seguire questa traccia, che la tradizione più antica e autorevole della Chiesa propone alla spiritualità del popolo cristiano.

E così onorando Maria si arriva a scoprire la sua superlativa funzione nell’economia della salvezza, quella d’intercessione specialmente: ed ecco che, auspice principale San Bernardo e, dopo di lui, innumerevoli cultori della pietà mariana, veniamo a scoprire un rapporto personale fra la Madonna e le nostre singole anime; un rapporto, che ciascuna anima può mettere in salutare efficienza e che diventa altrettanto tributo d’onore e d’amore a Maria, quanto fonte di grazie d’ogni genere per l’anima, quando è bene compreso e bene coltivato. Ed è quello, pare a Noi, che questa festa della Madonna, Madre e fiducia, per chi osa felicemente chiamarla «mia Madre, mia fiducia», vuole particolarmente ravvivare.

Vogliamo credere che questa confidenza filiale e personale con Maria, questo breve e caloroso e sempre rinascente dialogo con la Madonna, questo modo di introdurre il suo ricordo, il suo pensiero, la sua immagine, il suo sguardo profondo e materno nella cella della religione personale, della pietà intima e segreta dello spirito, vi sia abituale. Questa vostra festa lo dice. E beati voi. Perchè, come pur sapete, la devozione a Maria santissima, portata a questo grado di interiorità, possiede meravigliose virtù: quella certamente di ottenere la protezione della Madonna, la profusione delle sue grazie e della sua assistenza; e poi quella d’una fedeltà ferma e facile ad ogni dovere che porti il sigillo della volontà di Dio e dell’imitazione di Cristo. È perciò questa una devozione d’utilità pedagogica straordinaria: per la singolare fermezza, con cui sostiene la volontà nella scelta del meglio, nella costanza dell’impegno, nella capacità del sacrificio; e nello stesso tempo nella freschezza sentimentale, non più pericolosa ed ambigua, con cui riempie di energie interiori, di «frutti dello spirito» l’anima devota. La devozione diventa fortezza e poesia.

La qual cosa, carissimi figli, Ci sembra assai bella ed importante, proprio per la formazione ecclesiastica, la quale è e dev’essere improntata alla severità, all’austerità, alla rinuncia, di cui ci è nota la implacabile esigenza. Ma non deve mancare la formazione ecclesiastica di quella vivacità spirituale, ch’è propria della grazia, e che non solo è concessa, ma coltivata nel cuore di chi fa del mondo della grazia suo supremo e unico interesse. Ne farete la dolce esperienza, figli carissimi, se appunto darete alla vostra vocazione tutto il vostro cuore, e se al bisogno, per ciò stesso cresciuto ed acuito, di qualche sublime tenerezza, di qualche totale abbandono, di qualche indulgente perdono, di qualche invincibile speranza, darete non scarso, non vano sostegno con l’intima, affettuosa, filiale devozione sacerdotale a Maria santissima: Mater mea et fiducia mea.

(FESTA DELLA MADONNA DELLA FIDUCIA; OMELIA DI PAOLO VI; Pontificio Seminario Romano Maggiore; Sabato 8 febbraio 1964)

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  Français

Très chers fils et filles!

Nous sommes heureux d'être parmi vous ce matin, d'offrir la sainte Messe pour vous et avec vous, et de Nous associer à l' hommage solennel que les Congrégations mariales désirent rendre à la Sainte Vierge, à l'occasion du quatrième Centenaire de la fondation de la Congrégation " prima primaria ", ici même, à la place où certe pieuse association est née, où elle a formé à la piété et à la vie chrétienne tant de générations de la jeunesse romaine, et d'où a rayonné dans le monde entier la lumière de ses constitutions, de ses exemples, de ses expériences, que vient couronner le témoignage des plus hautes vertus et de la fidélité la plus sincère au Christ et à son Eglise.

Cette rencontre soulève dans Notre esprit un doux souvenir, celui de Notre appartenance pendant les années lointaines de Notre adolescence et de Notre jeunesse à la Congrégation mariale des Pères Jésuites, qui dirigeaient en ce temps-là le Collège Arici, à Brescia, et qui méritent toujours Notte affectueuse et dévouée reconnaissance.

Nous avons, en outre, l'heureuse occasion de saluer toute cette magnifique assemblée qui Nous entoure et qui est réunie sous le nom auguste et familier de la Vierge Marie. Quelle joie pour Nous de voir tant d'hommes et de femmes célébrer la gioire de la Mère de Dieu, quelle douce émotion pour Nous d'écouter vos voix retentissantes se fondre dans une même prière, dans un méme chant à l'ardesse de la Reine des cieux! Quel sujet d'admiration et de réflexion pour Nous, qui n'ignorons pas les problèmes de la vie des générations contemporaines, de savoir que la vôtre se polarise autour de la Bienheureuse Vierge qui nous a donné le Christ, et fait de la dévotion aux mystères et aux vertus de Jésus et de Marie le fondement magnifique de sa spiritualité. Nous ne pouvons pas vous cacher Notre intime satisfaction d'en être le témoin et Nous tenons à saluer, avee vous, toutes les Congrégations rnariales auxquelles vous appartenez et que vous représentez.

Nous voulons tout d'abord arrêter un instant Notre attention et la vôtre sur l'efficacité pédagogique de la piété mariale dans l'oeuvre, si délicate et si difficile, de la formation de l'homme moderne à la vie chrétienne. Et, à ce sujet, il Nous semble qu'il faut avant tout souligner la richesse religieuse que le culte à Marie, si authentique et si sincère, qui est le vôtre, insère dans l'âme de l'homme aux prises avec les grandes expériences, voire les problèmes et les crises que la vie lui réserve. La dévotion à la Vierge n'engage-t-elle pas tout l'être humain à l'aete de foi, sur lequel repose tout l'édifice spirituel de la vie chrétienne, c'est-a-dire la connaissance exacte et concrète des vérités religieuses fondamentales de l'Evangile et du catéchisme, la volonté nourrie par l'amour filial qu'une telle Mère éveille facilement dans les coeurs, et tout le cortège des sentiments les plus simples, les plus doux, les plus purs, et les plus beaux, que le mystère de l'Incarnation Nous autorise à transporter de la sphère humaine à la sphère religieuse? Et la doctrine, c'est-à-dire la réalité religieuse foncière, de la piété mariale, n'est-elle pas la plus orthodoxe et la plus féconde de la spiritualité catholique, quand elle Nous met au contact de la pensée divine à l'égard de Marie, choisie pour être la Mère de notre Sauveur Jésus-Christ? De cette richesse religieuse du culte Marial découle une source inépuisable et magnifique de valeurs morales qui peut donner à l'homme d'aujourd'hui des forces et des expériences capables d'apporter à son existence une plénitude incomparable.

Qu'est-ce que les hommes, et surtout les jeunes, recherchent dans la vie?

Ils recherchent la beauté: or Marie est le sommet de la beauté. Les chefs-d'oeuvre ne sont jamais des beautés partielles, mais une synthèse du beau: Marie est la créature la plus transparente de la divine présence trinitaire: " Celui que les Cieux n'ont pu contenir, tu l'as renfermé dans ton sein ". Présence humaine aussi: Marie est la nouvelle Eve, en qui se trouve le destin de tous les vivants.

La beauté est expression transparente, tous les arts ont cherché à l'exprimer et l'ont exprimée dans les chefs-d'oeuvre de tous les siècles. La beauté est un don reposant: Marie, au milieu des tourmentes de la vie, apaise toutes les inquiétudes de la chair, de l'esprit, et de la vie sociale.

Ils recherchent la grandeur: leur bi est de grandir, leur fièvre est de dépasser toute limite: Or Marie a dépassé toutes les limites ordinaires, mais dans le sens de la grandeur, et c'est pourquoi elle est devenue la seule créature humaine qui a pu dire: " toutes les générations me proclameront bienheureuse " (Luc. 1, 48).

Ils recherchent la joie: " Ta naissance, ô Marie, a été pour le monde entier une occasion de joie ", le passage d'une " économie "plutôt de malédiction à une " économie " de bénédiction, d'un monde où les fautes succèdent aux fautes à un monde où l'on respire en plénitude la liberté des fils d'adoption.

Ils recherchent l'amour, c'est-à-dire une communion totale entre deux êtres, selon le plan créateur de Dieu, qui destine la femme à donner la vie, et à être la compagne de l'homme, le chef du foyer. Marie, qui à Cana a voulu que rien ne fût enlevé à l'exaltation de l'amour, montre aux hommes où ils peuvent contempler le plus haut idéal féminin: dans la virginité et dans la maternité imprégnées de sa beauté et de la plénitude de la grâce.

Marie est donc pour tous la source de la vraie beauté, de la vraie grandeur, de la vraie joie, et du véritable amour, Mais où trouverez-vous Marie? Ce n'est certes ni dans les exagérations, ni dans le sentimentalisme, ni dans les abus de déductions à la recherche de l'emphase et de l'hyperbole, ni dans les nouveautés. Comme le rappelait le Pape Jean XXIII, Notre Prédécesseur de douce mémoire: "Tous les catholiques sont par conséquent les flls de NotreDame et leur piété pour Marie se doit se réfléter cette commune appartenance à la famille des enfants de Dieu, en s'exprimant toujours par les manifestations habituelles du culte séculaire voué par l'Eglise de Jésus-Christ à la Mère du Sauveur. Aussi, chers fils, fuyez tout ce qui singularise, rechercbez au contraire la dévotion mariale la plus assurée par la tradition, telle qu'elle nous est transmise depuis les origines à travers les formules de prières des générations successives des chrétiens de l'Orient et de l'Occident. Une telle piété envers la Très Sainte Vierge est la marque d'un coeur vraiment catholique " (Radio-Message au Congrès Marial de Lisieux, A.A.S. 1961, pp. 505-506).

Chers fils et filles, c'est dans l'histoire du salut, dans l'Evangile, que vous trouverez Marie, comme dans les trésors de la liturgie qui transmet le grand patrimoine de la pensée et de la prière de l'Eglise. Vous la trouverez aussi dans les humbles traditions familiales des familles chrétiennes, en particulier dans le chapelet. Vous la trouverez encore dans votre effort quotidien pour voir toujours, dans chaque femme, la Sainte Vierge Marie,-et donc, loin de l'obsession inhumaine et exaspérée des sens, la plus haute collaboration au plan de Dieu.

La plus belle tâche des congrégations mariales sera d'établir ce rapport essentiel et rransformateur avec la réalité quotidienne de l'homme moderne. Vous trouverez Marie, en définitive, si vous avez le scrupuleux souci de la placer dans l' enseble du mystère chrétien: car le culte de Marie n'est pas une fin en lui-même, mais la voice maîtresse qui vous conduit au Christ, et, en lui, a la gioire di Dieu et à l'amour de l'Eglise.

C'est la, chers fils et filles, le voeu que Nous forrnons de tout coeur, pour vous-mêmes et pour toutes les congrégations mariales que vous représentez. Soyez de fldèles dévots de Marie, qui fera de vous de bons Fils de l'Eglise et de vrais Apôtres du Christ.

C'est a cette intention que Nous appelons sur vous de tout coeur l'abondance des divines grâces, en gage desquelles Nous vous donnerons tout a l'heure Notre paternelle et affectueuse Bénédiction Apostolique.

( HOMÉLIE DU PAPE PAUL  VI; Jeudi 12 septembre 1963)