Italiano    English    Español    Português    Latine
Annunciation Annuncio
Anuncio

  Italiano

A questo accenno circa l'orientamento cristologico del culto alla Vergine, ci sembra utile far seguire un richiamo all'opportunità che in esso sia dato adeguato risalto a uno dei contenuti essenziali della fede: la persona e l'opera dello Spirito Santo. La riflessione teologica e la Liturgia hanno rivelato, infatti, come l'intervento santificatore dello Spirito nella Vergine di Nazaret sia stato un momento culminante della sua azione nella storia della salvezza. Così, ad esempio, alcuni santi Padri e scrittori ecclesiastici attribuirono all'opera dello Spirito la santità originale di Maria, da lui quasi plasmata e resa nuova creatura;74 riflettendo sui testi evangelici – lo Spirito Santo verrà sopra di te, e la potenza dell'Altissimo ti ricoprirà (Lc 1,35) e Maria (...) si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo; (...) è opera di Spirito Santo, ciò che in lei si è generato (Mt 1,18. 20) – scorsero nell'intervento dello Spirito un'azione che consacrò e rese feconda la verginità di Maria75 e lei trasformò in Palazzo del Re o Talamo del Verbo,76 Tempio o Tabernacolo del Signore,77 Arca dell'Alleanza o della Santificazione,78 titoli ricchi di risonanze bibliche. Approfondendo ancora il mistero della Incarnazione, essi videro nell'arcano rapporto tra Spirito Santo e Maria un aspetto sponsale, poeticamente ritratto così da Prudenzio: La Vergine non sposata si sposa allo Spirito79 e la chiamarono Santuario dello Spirito Santo80 espressione che sottolinea il carattere sacro della Vergine, divenuta stabile dimora dello Spirito di Dio. Addentrandosi nella dottrina sul Paraclito, avvertirono che da lui, come da sorgente, erano scaturite la pienezza di grazia (cfr Lc 1,28) e l'abbondanza di doni che la ornavano: allo Spirito, quindi, attribuirono la fede, la speranza e la carità che animavano il cuore della Vergine, la forza che ne sosteneva l'adesione alla volontà di Dio, il vigore che la sorreggeva nella sua «compassione» ai piedi della Croce;81 segnalarono nel cantico profetico di Maria (cfr Lc 1,46-55) un particolare influsso di quello Spirito che aveva parlato per bocca dei profeti.82 Considerando, infine, la presenza della Madre di Gesù nel cenacolo, dove lo Spirito scese sulla Chiesa nascente (cfr At 1,12-14; 2,1-4), arricchirono di nuovi sviluppi l'antico tema Maria-Chiesa,83 e, soprattutto, ricorsero all'intercessione della Vergine per ottenere dallo Spirito la capacità di generare Cristo nella propria anima, come attesta sant'Ildefonso in una supplica, sorprendente per dottrina e per vigore orante: Ti prego, ti prego, o Vergine santa, che io abbia Gesù da quello Spirito, dal quale tu stessa hai generato Gesù. Riceva l'anima mia Gesù per opera di quello Spirito, per il quale la tua carne ha concepito lo stesso Gesù (...). Che io ami Gesù in quello stesso Spirito, nel quale tu lo adori come Signore e lo contempli come Figlio.84

Per la solennità dell'Incarnazione del Verbo, nel Calendario Romano, con motivata risoluzione, è stata ripristinata l'antica denominazione di Annunciazione del Signore, ma la celebrazione era ed è festa congiunta di Cristo e della Vergine: del Verbo che si fa figlio di Maria (Mc 6,3), e della Vergine che diviene Madre di Dio. Relativamente a Cristo l'Oriente e l'Occidente, nelle inesauribili ricchezze delle loro Liturgie, celebrano tale solennità come memoria del fiat salvifico del Verbo Incarnato, che entrando nel mondo disse: Ecco, io vengo (...) per fare, o Dio, la tua volontà (cfr Eb 10,7; Sal 39,8-9); come commemorazione dell'inizio della redenzione e dell'indissolubile e sponsale unione della natura divina con la natura umana nell'unica Persona del Verbo. Relativamente a Maria, come festa della nuova Eva, vergine obbediente e fedele, che con il suo fiat generoso (cfr Lc 1,38) divenne, per opera dello Spirito, Madre di Dio, ma anche vera Madre dei viventi e, accogliendo nel suo grembo l'unico Mediatore (cfr 1Tm 2,5), vera Arca dell'Alleanza e vero tempio di Dio; come memoria di un momento culminante del dialogo di salvezza tra Dio e l'uomo, e commemorazione del libero consenso della Vergine e del suo concorso al piano della redenzione.

(Marialis Cultus; II-2-1974)


  English

It seems to us useful to add to this mention of the Christological orientation of devotion to the Blessed Virgin a reminder of the fittingness of giving prominence in this devotion to one of the essential facts of the Faith: the Person and work of the Holy Spirit. Theological reflection and the liturgy have in fact noted how the sanctifying intervention of the Spirit in the Virgin of Nazareth was a culminating moment of the Spirit's action in the history of salvation. Thus, for example, some Fathers and writers of the Church attributed to the work of the Spirit the original holiness of Mary, who was as it were "fashioned by the Holy Spirit into a kind of new substance and new creature."(74) Reflecting on the Gospel texts-"The Holy Spirit will come upon you and the power of the Most High will cover you with his shadow" (Lk. 1:35) and "[Mary] was found to be with child through the Holy Spirit.... She has conceived what is in her by the Holy Spirit" (Mt. 1:18, 20)-they saw in the Spirit's intervention an action that consecrated and made fruitful Mary's virginity(75) and transformed her into the "Abode of the King" or "Bridal Chamber of the Word,"(76) the "Temple" or "Tabernacle of the Lord,"(77) the "Ark of the Covenant" or "the Ark of Holiness,"(78) titles rich in biblical echoes. Examining more deeply still the mystery of the Incarnation, they saw in the mysterious relationship between the Spirit and Mary an aspect redolent of marriage, poetically portrayed by Prudentius: "The unwed Virgin espoused the Spirit,"(79) and they called her the "Temple of the Holy Spirit,"(80) an expression that emphasizes the sacred character of the Virgin, now the permanent dwelling of the Spirit of God. Delving deeply into the doctrine of the Paraclete, they saw that from Him as from a spring there flowed forth the fullness of grace (cf. Lk. 1:28) and the abundance of gifts that adorned her. Thus they attributed to the Spirit the faith, hope and charity that animated the Virgin's heart, the strength that sustained her acceptance of the will of God, and the vigor that upheld her in her suffering at the foot of the cross.(81) In Mary's prophetic canticle (cf. Lk. 1:46-55) they saw a special working of the Spirit who had spoken through the mouths of the prophets.(82) Considering, finally, the presence of the Mother of Jesus in the Upper Room, where the Spirit came down upon the infant Church (cf Acts 1:12-14; 2:1-4), they enriched with new developments the ancient theme of Mary and the Church.(83) Above all they had recourse to the Virgin's intercession in order to obtain from the Spirit the capacity for engendering Christ in their own soul, as is attested to by Saint Ildephonsus in a prayer of supplication, amazing in its doctrine and prayerful power: "I beg you, holy Virgin, that I may have Jesus from the Holy Spirit, by whom you brought Jesus forth. May my soul receive Jesus through the Holy Spirit by whom your flesh conceived Jesus.... May I love Jesus in the Holy Spirit in whom you adore Jesus as Lord and gaze upon Him as your Son."(84)

For the Solemnity of the Incarnation of the Word, in the Roman Calendar the ancient title-the Annunciation of the Lord-has been deliberately restored, but the feast was and is a joint one of Christ and of the Blessed Virgin: of the Word, who becomes Son of Mary (Mk. 6:3), and of the Virgin, who becomes Mother of God. With regard to Christ, the East and the West, in the inexhaustible riches of their liturgies, celebrate this solemnity as the commemoration of the salvific "fiat" of the Incarnate Word, who, entering the world, said: "God, here I am! I am coming to obey Your will" (cf. Heb. 10:7; Ps. 39:8-9). They commemorate it as the beginning of the redemption and of the indissoluble and wedded union of the divine nature with human nature in the one Person of the Word. With regard to Mary, these liturgies celebrate it as a feast of the new Eve, the obedient and faithful virgin, who with her generous "fiat" (cf. Lk. 1:38) became through the working of the Spirit the Mother of God, but also the true Mother of the living, and, by receiving into her womb the one Mediator (cf. 1 Tm. 2:5), became the true Ark of the Covenant and true Temple of God. These liturgies celebrate it as a culminating moment in the salvific dialogue between God and man, and as a commemoration of the Blessed Virgin's free consent and cooperation in the plan of redemption.

(Marialis Cultus, Pope Paul VI; Feb. 2, 1974)


  Español

A esta alusión sobre la orientación cristológica del culto a la Virgen, nos parece útil añadir una llamada a la oportunidad de que se dé adecuado relieve a uno de los contenidos esenciales de la fe: la Persona y la obra del Espíritu Santo. La reflexión teológica y la Liturgia han subrayado, en efecto, cómo la intervención santificadora del Espíritu en la Virgen de Nazaret ha sido un momento culminante de su acción en la historia de la salvación. Así, por ejemplo, algunos Santos Padres y Escritores eclesiásticos atribuyeron a la acción del Espíritu la santidad original de María, "como plasmada y convertida en nueva criatura" por El (74); reflexionando sobre los textos evangélicos —"el Espíritu Santo descenderá sobre ti y el poder del Altísimo te cubrirá con su sombra" (Lc 1,35) y "María... se halló en cinta por obra del Espíritu Santo; (...) es obra del Espíritu Santo lo que en Ella se ha engendrado" (Mt 1,18.20)—, descubrieron en la intervención del Espíritu Santo una acción que consagró e hizo fecunda la virginidad de María (75) y la transformó en Aula del Rey (76), Templo o Tabernáculo del Señor (77), Arca de la Alianza o de la Santificación (78); títulos todos ellos ricos de resonancias bíblicas; profundizando más en el misterio de la Encarnación, vieron en la misteriosa relación Espíritu-María un aspecto esponsalicio, descrito poéticamente por Prudencio: "la Virgen núbil se desposa con el Espíritu (79), y la llamaron sagrario del Espíritu Santo (80), expresión que subraya el carácter sagrado de la Virgen convertida en mansión estable del Espíritu de Dios; adentrándose en la doctrina sobre el Paráclito, vieron que de El brotó, como de un manantial, la plenitud de la gracia (cf.  Lc 1,28) y la abundancia de dones que la adornaban: de ahí que atribuyeron al Espíritu la fe, la esperanza y la caridad que animaron el corazón de la Virgen, la fuerza que sostuvo su adhesión a la voluntad de Dios, el vigor que la sostuvo durante su "compasión" a los pies de la cruz (81); señalaron en el canto profético de María (Lc 1, 46-55) un particular influjo de aquel Espíritu que había hablado por boca de los profetas (82); finalmente, considerando la presencia de la Madre de Jesús en el cenáculo, donde el Espíritu descendió sobre la naciente Iglesia (cf.  Act 1,12-14; 2,1-4), enriquecieron con nuevos datos el antiguo tema María-Iglesia (83); y, sobre todo, recurrieron a la intercesión de la Virgen para obtener del Espíritu la capacidad de engendrar a Cristo en su propia alma, como atestigua S. Ildefonso en una oración, sorprendente por su doctrina y por su vigor suplicante: "Te pido, te pido, oh Virgen Santa, obtener a Jesús por mediación del mismo Espíritu, por el que tú has engendrado a Jesús. Reciba mi alma a Jesús por obra del Espíritu, por el cual tu carne a concebido al mismo Jesús (...). Que yo ame a Jesús en el mismo Espíritu, en el cual tú lo adoras como Señor y lo contemplas como Hijo" (84).

Para la solemnidad de la Encarnación del Verbo, en el Calendario Romano, con decisión motivada, se ha restablecido la antigua denominación —Anunciación del Señor—, pero la celebración era y es una fiesta conjunta de Cristo y de la Virgen: el Verbo que se hace "hijo de María" (Mc 6, 3), de la Virgen que se convierte en Madre de Dios. Con relación a Cristo, el Oriente y el Occidente, en las inagotables riquezas de sus Liturgias, celebran dicha solemnidad como memoria del "fiat" salvador del Verbo encarnado, que entrando en el mundo dijo: "He aquí que vengo (...) para cumplir, oh Dios, tu voluntad" (cf.  Hb 10, 7;  Sal 39, 8-9); como conmemoración del principio de la redención y de la indisoluble y esponsal unión de la naturaleza divina con la humana en la única persona del Verbo. Por otra parte, con relación a María, como fiesta de la nueva Eva, virgen fiel y obediente, que con su "fiat" generoso (cf.  Lc 1, 38) se convirtió, por obra del Espíritu, en Madre de Dios y también en verdadera Madre de los vivientes, y se convirtió también, al acoger en su seno al único Mediador (cf.  1Tim 2, 5), en verdadera Arca de la Alianza y verdadero Templo de Dios; como memoria de un momento culminante del diálogo de salvación entre Dios y el hombre, y conmemoración del libre consentimiento de la Virgen y de su concurso al plan de la redención.

(Marialis Cultus; II-2-1974)

  Português

Depois de assim aludirmos à orientação cristológica do culto a Virgem Santíssima, parece-nos útil, em seguida, fazer aqui uma chamada à atenção para a oportunidade de se dar, nesse mesmo culto, o adequado realce a outro dos dados essenciais da fé: a pessoa e a obra do Espírito Santo.

A reflexão teológica e a Liturgia têm vindo a salientar, de fato, que a intervenção santificadora do Espírito no caso da Virgem de Nazaré foi um momento culminante da sua ação na história de Salvação. Assim, por exemplo, alguns Santos Padres e escritores eclesiásticos atribuíram à obra do Espírito a santidade original de Maria, por ele "como que plasmada e tornada uma nova criatura".(47) E, refletindo, depois, sobre os textos evangélicos: "Virá sobre ti o Espírito Santo e a potência do Altíssimo te recobrirá" (Lc 1,35), e "Maria... achou-se que tinha concebido por obra do Espírito Santo"; (...) "é obra do Espírito Santo o que nela se gerou" (Mt 1,18.20), descobriram eles em tal intervenção do Espírito uma ação que consagrou e tornou fecunda a virgindade de Maria (48) e a transformou em Palácio do Rei ou Tálamo do Verbo, (49) em Templo ou Tabernáculo do Senhor (50) e em Arca da Aliança ou da Santificação(51) títulos ricos de ressonâncias bíblicas. E, ao aprofundarem mais o mistério da Encarnação, viram na misteriosa relação Espírito Santo-Maria um aspecto esponsal, poeticamente descrito por Prudêncio, nestes termos: "a Virgem não-casada desposa o Espírito";(52) e chamaram-lhe, ainda, Santuário do Espírito Santo (53) expressão que frisa bem o caráter sagrado da Virgem Maria, que se torna habitação permanente do mesmo Espírito de Deus. Depois, penetrando mais na doutrina do Paráclito, perceberam que d'Ele, como de uma fonte, brotou a plenitude de graça (cf. Lc 1,28) e a abundância dos dons que a exornavam.

Ao Espírito Santo, por conseguinte, atribuíam a fé, a esperança e a caridade que animaram o coração da Virgem Santíssima, bem como a força que manteve a sua adesão à vontade de Deus e o vigor em que se apoiou a sua "compaixão" aos pés da Cruz (54) Anotaram também no cântico profético de Maria (cf. Lc 1,46-55) um particular influxo daquele mesmo Espírito que havia falado pela boca dos profetas.(55) E, ao considerarem, enfim a presença da Mãe de Jesus no Cenáculo, onde o Espírito desceu sobre a Igreja nascente (cf: At 1,12-14;2,1-4), enriqueceram com novos desenvolvimentos o tema antigo Maria-Igreja.(56) Mas, sobretudo, recorreram à intercessão da Virgem Santíssima para obter do Espírito a capacidade de gerarem Cristo na própria alma, como o atesta S. Ildefonso numa oração, que surpreende pela doutrina e pelo vigor suplicante: "Rogo-te, sim, rogo-te, Virgem Santa, que eu obtenha Jesus daquele Espírito, do qual tu mesma gerastes Jesus! Que a minha alma receba Jesus por esse mesmo Espírito, por quem a tua carne concebeu Jesus! (...) Que eu ame Jesus naquele mesmo Espírito, no qual tu o adoras como Senhor e o contemplas como Filho!".(57).

Para a solenidade da Encarnação do Verbo, no Calendário romano, com motivada decisão, foi reatado o título antigo "Anunciação do Senhor"; no entanto, a celebração era e continua a ser festa, conjuntamente, de Cristo e da Virgem Maria: do Verbo que se torna "filho de Maria" (Mc 6,3) e da Virgem que se torna Mãe de Deus. Relativamente a Cristo, o Oriente e o Ocidente, nas inexauríveis riquezas das suas Liturgias, celebram tal solenidade em memória do "fiat" "salvífico" do Verbo Encarnado, que ao entrar no mundo disse: "Eis-me, eu venho... para fazer, ó Deus, a tua vontade" (Hb 10,7; Sl 39,8-9); em comemoração do início da Redenção e da indissolúvel e esponsal união da natureza divina com a humana na única Pessoa do Verbo. Relativamente a Maria, por sua vez, é celebrada como festa da nova Eva, virgem obediente e fiel, que, com o seu "fiat" generoso (cf. Lc 1,38), se torna, por obra do Espírito Santo, Mãe de Deus, mas ao mesmo tempo também, Mãe dos viventes, e, ao acolher no seu seio o único Mediador (cf.1Tm 2,5), verdadeira Arca da Aliança e verdadeiro Templo de Deus; ademais, em memória de um momento culminante do diálogo de salvação entre Deus e o homem, e em comemoração do livre consentimento da Santíssima Virgem e do seu concurso no plano da Redenção.

(Marialis Cultus; II-2-1974)

  Latine

Dicuntur interdum plures textus recentioris pietatis non satis referre omnem doctrinam de Spiritu Sancto. Studiosorum autem est hanc comprobare asseverationem eiusque effectum ponderare; Nostra potius interest universos, et quidem pastores imprimis ac theologos, cohortari, ut subtiliore cogitatione accuratioreque deliberatione pervestigent Spiritus operam in salutis historia, et sic vicissim perficiant ipsi, ut christianae pietatis libri et formulae in lucem proferant eius vivificam actionem. Ex tali namque inquisition eminebit singulariter arcanae necessitudinis ratio inter Spiritum Dei et Virginem Nazarethanam eorumque actio communis in Ecclesiam; et ex hisce fidei doctrines, altius sane perpensis, proficiscetur pietas impensius longe exercita.

Ad agendum sollemne Incarnationis Verbi, in Calendario Romano, allatis argumentas, restitutum est vetustum nomen In Annuntiatione Domini, verumtamen celebratio est festivitas et Christi simul et Virginis: id est et Verbi, quod fit filius Mariae (Mc 6, 3), et Virginis, quae Mater Dei efficitur. Christi habito respectu, Oriens et Occidens, in suis Liturgies, inexhaustarum divitiarum plens, eiusmodi sollemnitatem agunt ut memoriam illius fiat salvifici ab Incarnato Verbo prolati, quod in hunc mundum ingrediens dixit: Ecce venio . . . ut faciam, Deus, voluntatem tuam (Heb 10, 7; Ps 39, 8-9), ut commemorationem scilicet initii redemptions, necnon indissolubilis et sponsalis inter naturam divinam et humanam unionis, quae in unica exsistit Verbi Persona. Quod vero ad Mariam attinet, celebrant ea sacra ut festum novae Evae, virginis oboedientis et fidelis, quae, verbo illo fiat magnanimiter enuntiato (cf Lc 1, 38), reddita est, Spiritu Sancto operante, Dei Genetrix, atque etiam vera Mater viventium et, in corpore suo suscipiens unum Mediatorem (cf 1 Tim 2, 5), vera Foederis Arca verumque templum Dei; id est ut recordationem momenti temporis, quod summum fuit in illo quasi colloquio a Deo cum homine de huius salute instituto, et ut memoriam liberae assensionis Virginis et operae adiutricis ad exsequendum consilium divinum de redemptione humana.

(MARIALIS CULTUS; ADHORTATIO APOSTOLICA; PAULI VI; die II mensis Februarii, in Praesentatione Domini, anno MCMLXXIV)